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formazione
Dibo' - Diario di bordo delle comunità terapeutiche
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Corso di formazione all'uso del Dibò
(in vista della costruzione del Progetto Educativo Individuale)
Febbraio-giugno 2004
Conduttori del corso dr.ssa Eleonora Ortoleva é dr Gabriele Ruo Roch
Il corso é consistito in sei incontri di due ore, a cadenza di quattro settimane circa, dal febbraio al giugno 2004. Si era stabilita a priori la partecipazione di due educatori in rappresentanza di ciascuna comunità. Le équipe di comunità invitate erano 6, di cui 5 ospitavano adolescenti e preadolescenti disturbati, una ospitava adulti più o meno giovani con disturbi di tipo psicotico.
Oggetto del corso e metodo di lavoro. Di volta in volta gli educatori di una delle équipe comunitarie avevano a disposizione i quindici giorni precedenti l'incontro interequipe per leggere stralci abbastanza consistenti di Dibò (equivalenti a due o tre mesi di registrazione di attività), messi a loro disposizione da un'altra équipe partecipante al gruppo di lavoro. I "lettori" presentavano al gruppo le proprie impressioni ed osservazioni costruite sulla base della lettura del materiale Dibò. Ciò avrebbe dovuto permettere ai partecipanti di confrontarsi sulle eventuali, ma probabili, differenze di contenuti e di stile nella compilazione del Dibò da parte delle varie équipes. In realtà i due conduttori e il gruppo stesso hanno dovuto osservare come le differenze nella compilazione ed utilizzazione dello strumento in oggetto fossero notevoli. Pur facendo necessariamente la tara ai meccanismi legati alle dinamiche del gruppo di formazione, sono risultate subito evidenti le differenze stilistiche e di utilizzazione. Così, già nel primo incontro, dovemmo osservare come l'immagine di un soggetto, ospite di una comunità, che i lettori ricavavano dal materiale a loro disposizione, apparisse assai diversa da
ciò che gli "estensori" vedevano nello stesso soggetto ed avevano inteso trasmettere mediante lo strumento. Svariati gli stili rilevati nei
"lettori": a fianco di quelli che assumevano una posizione
"giudicante" circa i metodi educativi altrui, altri si stupivano delle differenze nelle manifestazioni psicopatologiche e comportamentali in soggetti ospiti di comunità diverse, altri ancora, sempre più numerosi con l'andar del tempo, assumevano una posizione di
"simpatia" nei confronti dei colleghi, pian piano quasi-amici. Questo processo é proseguito con la lenta evoluzione in un vero e proprio gruppo di lavoro. Negli ultimi incontri il gruppo ha cominciato a fornire addirittura una sorta di richiesta di supervisione, come se il confronto sul Dibò avesse permesso di
"sdoganare" il clima emotivo interno alle singole équipe comunitarie ed inoltre di superare la patologica alleanza creatasi inizialmente tra la
"mission" timidamente assunta dai due conduttori e una posizione dei rappresentanti delle comunità caratterizzata da una certa rigidità difensiva ed un po' paranoide. Anche in questo caso Flatland si é dimostrato un modello difensivamente valido in gruppi di lavoro chiusi, ma si é sciolto come neve al sole di fronte al quasi forzoso confronto con modelli operativi e gestionali differenti, ma con un analogo problema: la necessità di gestire situazioni cliniche ed educative
così complesse da non poter essere ridotte a sistemi uni o bidimensionali.
In conclusione, gli incontri che si sono susseguiti nel tempo hanno permesso sia ai conduttori che agli educatori di riflettere assieme non solo sugli obiettivi dichiarati e programmatici delléuso del Dibò, ma anche sulle potenzialité di tale strumento come sensibile cartina di tornasole di variabili affettivo-operative non eludibili, come, ad esempio, il clima emotivo che in un certo periodo pervade la vita di una comunità, oppure gli effetti psichici che léinterazione con l'uno o l'altro paziente e con l'una o l'altra psicopatologia individuale o diffusa produce nella mente degli operatori ed in quella del gruppo, od ancora i rapporti di fiducia o invece di diffidenza prevalenti all'interno di una équipe.
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