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“L’immagine dell’adolescenza come un periodo del ciclo vitale in cui è opportuno mantenere un atteggiamento attendista ed ottimistico rispetto al disturbo psichico è stata radicalmente modificata in anni recenti e sostituita dalla convinzione che l’intervento diagnostico e terapeutico, in questa fase, può avere per l’individuo un’importanza risolutiva...(om.) Diventa sempre più urgente, allora, mettere a disposizione, anche in Italia, per gli adolescenti servizi che tengano conto della specificità e della multidimensionalità dei loro bisogni...” (Senise, 1991; pag.230).
A prescindere dallo specifico orientamento teorico-clinico dell’autore citato, il Progetto Minori “Tiarè” ha preso le mosse, alcuni anni fa, proprio dalla necessità di offrire alla popolazione adolescenziale sofferente uno spazio terapeutico che sapesse coniugare ed affrontare alcune delle specificità psicologico-evolutive che caratterizzano tale periodo dello sviluppo e, soprattutto, alcune delle contraddizioni istituzionali dei servizi specifici, qualora esistenti, dedicati a tale età.
Esso si caratterizza pertanto non come un luogo (o insieme di luoghi) nel quale condurre l’adolescente in difficoltà (le comunità , i centri diurni , i centri di psicoterapia) quanto più quale
metodo integrato di intervento multifocale di rete.
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